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RELAZIONE INTRODUTTIVA 2a CONFERENZA DI ORGANIZZAZIONE UIL RUA

UILChianciano Terme, 16 marzo 2017
Un saluto agli ospiti e benvenuti tutti e tutte alla 2a Conferenza di Organizzazione della UIL RUA.
Abbiamo voluto allestire questa sala storica con alcune Sagome, che rappresentano il mondo in cui ci muoviamo come UIL RUA.
Ci muoviamo nel mondo dell'Arte, della Ricerca, della Cultura. Un mondo pieno di giovani che hanno a cuore cose importanti come l'ambiente e la formazione. Un mondo ricco, vivace, trainante, che cammina mettendo insieme passato e futuro: ma non c'è futuro senza storia, non c'è fiore senza radici. Se l'esperienza è indispensabile, la vera ricchezza di un popolo sono i giovani, i loro cuori le loro menti, il loro coraggio, le loro scelte. Noi siamo pieni di giovani e non riusciamo a valorizzarli come loro vorrebbero e come noi dovremmo, e questo perché i settori che rappresentiamo si occupano di temi centrali per il Paese ma non sono considerati tali!


Da sempre la nostra azione è concentrata su come riportare ricerca, alta formazione, innovazione e crescita culturale al centro delle politiche e delle scelte economiche. La UIL RUA ha sempre fatto proposte politiche e sindacali per il progresso di questi sistemi, vero motore della crescita dell'occupazione e dello sviluppo sociale ed economico.
Resta ancora oscuro un interrogativo fondamentale: che modello di Paese ha in mente la politica? Qual è il ruolo che viene assegnato a ricerca e innovazione?
Noi viviamo in mondi che producono conoscenza e non si limitano a diffonderla.
Sappiamo bene che un euro investito in ricerca produce un ritorno in PIL pari a circa quattro euro. E sappiamo che l'alta formazione fa la differenza tra un Paese che progredisce e uno che arretra inesorabilmente. Questo dicono i dati, questo insegna la stessa nostra storia.
Quindi, ci aspetteremmo scelte coerenti. Invece, quando valutiamo le leggi e il modo in cui vengono destinate le risorse nel mondo della Ricerca, dell'Università e dell'AFAM, ci accorgiamo subito che non esiste da tempo la benché minima capacità di definire interventi di largo respiro in tema di ricerca e innovazione. Le scelte politiche ed economiche vanno infatti verso una cattura di consenso a breve e brevissimo periodo, mentre modifiche profonde della struttura generale dei nostri settori si realizzano attraverso una "convergenza di risorse e di programmazione a lungo termine". Lo affermava lo stesso Comitato di Esperti per la Politica della Ricerca (CEPR) nel suo primo documento del 2011, in cui riconosceva inoltre che le iniziative davvero efficaci hanno bisogno di "essere condotte con continuità pluridecennale e non in modo isolato".
In un contesto così difficile la UIL RUA ha sempre fatto proposte di metodo e di merito ai Governi di ogni colore. Governi che in perfetta continuità hanno per decenni sottratto risorse al pubblico impiego in generale e ai settori RUA in particolare, sommando i tagli economici a quelli in risorse umane, con il blocco pluridecennale di assunzioni.
Abbiamo visto succedersi Governi e Ministri le cui azioni sono ormai giudicabili nei risultati. A partire dal grave errore di unificare il ministero per la Pubblica Istruzione a quello di Università e Ricerca, con la stessa perversa e sbagliata logica si è arrivati oggi ad unificare il comparto contrattuale di Scuola, Enti Pubblici di Ricerca, Università, Conservatori ed Accademie, passando attraverso accorpamenti di Enti, riforme e "semplificazioni", irrigidimento di processi e procedure: tutto secondo lo stesso copione di interventi utili solo a depontenziare questi settori.
La legge 240/2010 ("Gelmini") ha ammazzato l'Università: altro che farla decollare!! L'abolizione del ruolo dei Ricercatori al grido di "assumiamo tutti i precari entro sei anni ad associato o ordinario" ha prodotto solo l'imminente rischio di licenziamento dei Ricercatori "di tipo A". I Rettori sono diventati ancor più feudatari senza contrapposizioni. In alcune prestigiose Università come Siena, Bari, e ora Cassino sono venuti fuori dissesti finanziari imponenti, scaricati seraficamente sui lavoratori contrattualizzati.
Con la stessa logica, colpire i lavoratori contrattualizzati e il trattamento accessorio, è stata scritta la legge sulla malattia, che toglie soldi solo a chi il trattamento accessorio ce l'ha (quindi ai Rettori no, ma al loro autista si...). E con la stessa logica il D. Lgs.vo 150/09 poneva il chiaro obiettivo di penalizzare i lavoratori, sottoponendoli per legge alla decurtazione del salario accessorio e imponendo - sempre per legge - che il 25% è fatto necessariamente di "fannulloni"!!!
Dopo molte incertezze e grazie alle nostre lotte, i fannulloni per legge sono stati cassati dal testo della modifica del DLGS 165/01 con la riforma del T.U.P.I. da poco varata dal Governo.
Restano però ancora molti i punti da modificare nei prossimi tre mesi.
Primo tra tutti, il problema della stabilizzazione del precariato, troppo elevato nei numeri e nelle anzianità per poter pensare che si possa continuare così. La norma c'è, ma senza adeguati finanziamenti anche questo strumento rischia di essere poco utilizzabile nel triennio di riferimento (2018-20). Su questi aspetti siamo già impegnati in un confronto aperto col Governo e col Parlamento, affinché si apportino le dovute e necessarie modifiche al T.U.P.I.
Noi faremo la nostra parte e sarete tutti invitati a fare la vostra, perché senza risorse – umane ed economiche – i nostri settori non possono svolgere al meglio il loro ruolo e le loro funzioni.
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Come UIL RUA abbiamo sempre rappresentato la necessità di investire nei settori dell'alta formazione e della ricerca come motori dello sviluppo. CULTURA, RICERCA, INNOVAZIONE sono COSTRUTTORI DI FUTURO, come richiama anche lo slogan di questa Conferenza di Organizzazione.
Lavorando nelle nostre Istituzioni sappiamo bene che è importante valutare in maniera appropriata quantità e qualità. Da tempo denunciamo che le ingerenze della politica (ad esempio nelle nomine) debbano lasciare il passo a vere capacità e qualità. Al contempo, una mera ed automatica estensione di logiche "ministeriali" nei nostri settori pubblici ha determinato esiti nefasti.
Le nostre battaglie per veder riconosciuta la centralità dei temi RUA sono storiche sia dentro che fuori la nostra stessa organizzazione: è per questo che siamo orgogliosi del riconoscimento che la Confederazione ci ha fatto individuando in Pierpaolo Bombardieri il suo Segretario Organizzativo, e in Alberto Civica il Segretario della più grande unione regionale, la UIL di Roma e Lazio.
In questa Conferenza siamo chiamati a fare una verifica di metà mandato: è la mia prima conferenza da Segretario Generale, e vi posso assicurare che è davvero una bella sfida!
Il tema centrale di queste conferenze di organizzazione è la regionalizzazione. Tale percorso è stato già realizzato da tempo dalla UIL RUA.
Siamo però coinvolti in un percorso federativo anch'esso complicato, imposto a seguito della riduzione dei comparti di contrattazione.
Ancora una volta siamo infatti costretti a riorganizzarci per rispondere alle scelte scellerate di una politica che continua a non mettere al centro della propria azione la ricerca, l'innovazione e l'alta formazione.
La riduzione a 4 comparti, fortemente voluta dal Governo e da qualche Sindacato, ha significato finora la pretesa di entrare dentro le nostre case sindacali e dettare regole dall'esterno. L'ARAN pretende di imporre ai Sindacati la sua idea di aggregazione: come dire, fatti entrare per forza il vestito che ho scelto per te, anche se la taglia non è quella giusta.
Invece abbiamo dato prova, complessivamente come UIL, di essere in grado di raccogliere la sfida senza farci snaturare.
La Federazione è un progetto tra pari, che può e deve funzionare nell'interesse primario del lavoratore, che deve continuare a riconoscere la "sua" UIL. E deve funzionare nell'interesse dell'organizzazione nel suo complesso, che deve garantire le autonomie da cui derivano gli iscritti e una reale presenza nei posti di lavoro.
UIL Scuola e UIL RUA hanno fatto un patto di alleanza, nel rispetto dei reciproci ruoli e spazi. Questo è l'impegno che siamo chiamati tutti a rispettare. Non siamo una categoria unica, checché ne dica o ne pensi l'ARAN (e non è la sola a pensarlo). E si sbaglia di grosso se desse per scontato che "prima o poi così finirà".
Siamo perfettamente in grado di rispondere alle regole ed agli iscritti, stiamo operando per una chiarezza di compiti e funzioni, definiti non caso - nello Statuto della Federazione - al solo livello nazionale. Ogni tentazione di ingerenza deve essere fermamente arginata: non dobbiamo litigare in casa, né tantomeno dobbiamo cedere il passo per eccesso di cortesia.
Scuola e Rua sono "una coppia di fatto": due entità, non una sola ma due, paritarie, che si riconoscono con le loro autonomie sotto un unico simbolo ed unico logo. Siete tutti invitati a dare l'importanza alla Federazione come due case comunicanti e non una casa comune. La casa comune è la Confederazione, che dobbiamo conoscere meglio e frequentare di più, rivendicando anche nelle sedi territoriali le autonomie per la UIL RUA e chiarezza sul processo federativo.
Fino almeno al prossimo dicembre potremo utilizzare il logo UIL RUA per tutte le questioni interne ai rapporti con la UIL (anche a livello territoriale) e alla UIL RUA. Per interloquire con le Amministrazioni useremo il logo di Federazione, che vedete qui presentato oggi ufficialmente. Firmeremo come "Federazione UIL SCUOLA RUA - Settore RUA - Segretario regionale/nazionale/GAU..." Ci vorrà mezz'ora per firmare ma ci attrezzeremo come sempre! Riceverete al rientro le nuove carte intestate.
Entro il 31 dicembre prossimo il CCNQ sui comparti prevede una ratifica delle modifiche, quindi i componenti gli organismi saranno riconvocati entro quella data.
Siete invitati a esporre nelle prossime giornate tutte le richieste di chiarimento, per evitare qualsiasi dubbio.
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Dopo la verifica della rappresentatività nei nuovi Comparti, siamo ancora in attesa che l'ARAN attribuisca le agibilità sindacali in termini di permessi e distacchi. Incredibile che dopo aver forzato la mano al Sindacato per sottoscrivere i nuovi Comparti, sotto la pressione dell'apertura della fase del rinnovo dei contratti, ora l'ARAN temporeggi! Stanno venendo tutte al pettine le criticità rappresentate dalla UIL e pesano sul tavolo le richieste dei sindacati più piccoli, che hanno perso la rappresentatività necessaria in almeno due comparti – oggi molto più grandi per le aggregazioni.
Pesano anche le difficoltà di Sindacati più grandi che non hanno effettuato nessuna aggregazione, mentre incredibilmente un altro grande Sindacato – che ha fortemente voluto l'aggregazione – ora non preme insieme a noi per chiudere la fase dell'attribuzione dei permessi e dei distacchi, anzi!!!
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Molto difficile sarà anche la stagione dei rinnovi contrattuali, attesi da 8 anni. Le aspettative sono certamente grandi, ma le risorse restano ancora insufficienti. E' notizia di pochi giorni fa che le risorse disponibili per i rinnovi sono carenti di oltre la metà di quanto il Governo si era impegnato a destinare!!!
Inoltre, siamo davvero curiosi di capire come l'ARAN intenderà gestire il rinnovo del CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca: quattro ex comparti tra loro molto differenti, di cui uno destinatario di una legge ad hoc (la 218/16 per gli EPR), un altro destinatario di procedure di reclutamento tutte sue (l'AFAM) e un altro a cui sembrerebbero limitate persino le opportunità offerte dal T.U.P.I. per la stabilizzazione del precariato (l'Università). Ci aspettiamo che la Confederazione riesca a fare miracoli... in un Paese che di miracoli ha davvero bisogno!!!
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Lo scorso 4 dicembre siamo stati chiamati ad un referendum sulle modifiche Costituzionali.
Un appuntamento che è costato al Paese soldi che potevano essere spesi meglio, visto che la vittoria dei NO ha fatto pensare che di quelle riforme si sentiva poco il bisogno. L'affluenza alle urne è stata grande, a dimostrazione sia di una voglia di partecipazione sia di un forte dissenso verso un Governo sempre più lontano dalla vita quotidiana.
La prima parte della nostra Costituzione afferma forti princìpi di eguaglianza di diritti e libertà; di garanzia di servizi essenziali attraverso una presenza pubblica in pezzi importanti per l'economia e per la società, come l'istruzione, la salute, la ricerca, l'energia. Personalmente ritengo che dovrebbero restare sempre pubblici anche trasporti e acqua. Questi sono i bisogni che interessano le donne e gli uomini del nostro Paese, colpito da una devastante crisi occupazionale, da recessione economica e da povertà crescente: come stupirsi degli esiti del referendum e della reazione verso una politica sempre più lontana dai bisogni della gente comune?
A distanza di pochi mesi il partito di maggioranza si è spaccato. Ma soprattutto abbiamo percepito che la lotta per il potere prevale su ogni altra urgenza. Le gravi criticità derivanti dal terremoto sembrano passare perfino in secondo piano rispetto alle elezioni, alle guerre delle correnti e al tormentone delle scissioni.
Tutte guerre di palazzo, autoreferenziali, a conferma del fatto che oggi in politica viene premiata la fedeltà e gli interessi personali, mentre i veri valori da perseguire dovrebbero essere la lealtà e l'interesse collettivo.
L'illegalità diffusa e le denunce mediatiche sui furbetti hanno massacrato la rispettabilità del pubblico impego, scaricando sulle spalle di tutti gli abusi di pochi. Pochi però sanno che la Guardia di Finanza, in un rapporto del 2015, segnalava che le irregolarità accertate nella PA sono complessivamente riconducibili a 11.200 casi, con accertata responsabilità amministrativa per danni erariali, con arresti o segnalazioni per reati ed altri illeciti conto la P.A.
Sono lo 0,35% sui 3 milioni e 200mila dipendenti pubblici!
Ora, non vogliamo di certo difendere i furbetti. Anzi, vogliamo cacciarli via con disonore e sbattergli pure la porta in faccia: ma siamo francamente stufi di sopportare che ogni volta si usi il pubblico impego come bancomat, oppure in maniera demagogica per distrarre l'attenzione da altro. E' insopportabile che escano fuori indagini durate anni, ma che guarda caso finiscono due giorni prima di chiudere un accordo, o quando bisogna sedersi al tavolo per il rinnovo contrattuale!
Fa rabbia anche che l'attenzione mediatica sia sempre concentrata sulle malefatte e mai sulle eccellenze o sulla "eroicità" di un lavoro svolto quotidianamente tra mille difficoltà di finanziamenti e risorse umane insufficienti!
La cattiva informazione ha stufato, la cattiva politica ha stufato, e un pò mi sono stufata pure io: le malefatte nella PA vanno duramente contrastate. Ma tutte, TUTTE!!! Compresi i clientelismi, le sponsorizzazioni e la cattiva gestione dei vertici delle amministrazioni. Potremmo scoprire che all'ospedale Loreto Mare – visto il luogo - le assunzioni sono state suggerite magari da qualche "strana" associazione a qualche partito di riferimento. Potremmo scoprire che i falsi invalidi sono la prima e più antica forma di "reddito sociale"; potremmo farci il fegato amaro pensando a quanti giovani vorrebbero per vocazione fare l'infermiere o il medico, mentre qualcuno che dovrebbe farlo esce in orario di ufficio per giocare a bingo, andare in palestra o a fare lo chef.
Rendiamo i processi veloci e altrettanto veloce il nuovo reclutamento! A proposito dell'alto tasso di immigrati nella sua città, il sindaco De Magistris ha affermato che il più forte controllo sulle "stranezze" lo esercitano proprio i cittadini e gli abitanti dello stesso quartiere. Va in sostanza riaffermato che un radicamento e una partecipazione attiva sul territorio aiutano a contenere ogni forma di devianza. E questo vale nelle nostre città come sui luoghi di lavoro.
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Questa conferenza si svolge a metà strada tra due date importanti: l'8 e il 25 marzo.
Il 25 marzo di quest'anno ricorre il 60° anniversario della costituzione della Comunità Economia Europea (CEE).
Mai come in questo periodo la discussione su una vera integrazione europea riempie le pagine dei giornali. Con preoccupazione osserviamo un dibattito sempre più avvelenato da rigurgiti di nazionalismi, che mischiano in modo demagogico questioni economiche e sociali, etniche e religiose. Si vuole far passare che i nemici siano le popolazioni in fuga da guerre, desertificazioni, povertà, mentre nessuno sembra preoccuparsi seriamente di rivedere come si produce e si redistribuisce la ricchezza.
Il Mediterraneo è diventato una fossa comune, il traffico di persone è diventato più redditizio del traffico di droga. Si alimenta l'odio contro il diverso e si chiede di bloccare gli ingressi: ma non è in questo modo che si affronta la crisi politica, economica e soprattutto sociale in cui versa l'Europa. Con la paura non si risolvono le questioni epocali che abbiamo di fronte!
Ancora oggi gli italiani amano ritenersi "brava gente", ed è tanto più vero se si pensa alla capacità di accoglienza ed integrazione che siamo riusciti finora a mantenere. Si pensi a quel grandioso esempio di solidarietà e di umanità della popolazione di Lampedusa. Come ha sottolineato più volte Barbagallo, è questo modello di integrazione e scambio che bisogna perseguire, contrastando false vocazioni patriottiche e frange estreme che incitano a costruire muri anziché ponti.
Da Papa Francesco, durante l'udienza dello scorso 7 novembre, abbiamo ascoltato parole di verità da un uomo che è sempre dalla parte degli ultimi: "L'ingiustizia economica è alla base del traffico di persone. E' necessario che la politica economica, sociale ed ambientale abbia una prospettiva universale. Nessuno deve essere privato dell'accesso all'acqua e alle risorse naturali; serve una alternativa diversa dalla globalizzazione della indifferenza. Serve cambiare rotta, serve un lavoro degno e una buona retribuzione, serve terra per i cittadini e un salario minimo per la sopravvivenza. Bisogna rifiutare la nuova forma di schiavitù imposta dal crimine organizzato".
Tra tutte, queste sono le frasi che mi sono più rimaste impresse. Questo Papa sta riportando la Chiesa alle sue origini: solidarietà, compassione, fratellanza, lotta al crimine e sostegno ai più deboli. Ma va soprattutto sottolineato che il suo messaggio è universale e va dritto alle coscienze di tutti, laici e religiosi. Parla di valori e di idee che chiamano in causa la società e la necessità di un forte cambiamento.
Bene ha fatto Carmelo, da vero laico, ad organizzare una udienza con questo Papa rivoluzionario!
Bellissima e quanto mai tempestiva anche l'altra iniziativa UIL, anch'essa fortemente voluta da Carmelo Barbagallo, svoltasi a Lampedusa il 2 febbraio scorso, che ha posto l'accento sulla necessità di cooperazione tra popoli.
Noi abbiamo pensato di parlare di Europa e integrazione, progresso e crescita sotto la lente dei nostri settori, con la tavola rotonda che si svolgerà domattina. Abbiamo organizzato questa tavola rotonda convinti che la ricerca e l'alta formazione siano strumenti indispensabili per costruire un'Europa diversa e migliore.
Cultura, ricerca e innovazione sono indispensabili per ri-costruire una Europa il cui valore è sempre meno compreso.
Va superata l'inadeguatezza del nostro Paese a utilizzare appieno le risorse finanziarie europee in tema di ricerca ed innovazione: senza una nuova capacità politica e programmatoria continueremo a perdere occasioni di sviluppo ed a finanziare la ricerca degli altri, da cui saremo costretti ad acquistare know how in futuro!
Vanno superati gli stessi vincoli e limiti europei sul bilancio pubblico e sulla spesa: altrimenti continueremo a subire crisi economiche e fasi recessive senza la possibilità di utilizzare la leva pubblica. Un modello, questo, che sta determinando reazioni populiste ed enormi danni sociali: un modello cieco fino al punto di non riconoscere come "sgravi" nemmeno i costi necessari per affrontare la ricostruzione delle aree terremotate e avviare una riqualificazione idrogeologica del nostro Paese! Questa Europa va cambiata e bisogna correggere gli errori, costruendo finalmente una vera integrazione politica e non solo monetaria.
Certo, molti di questi costi sono conseguenza di politiche scellerate: privatizzare i profitti e scaricare i costi sulla collettività è una consuetudine vecchia nel nostro Paese, tanto più grave quando tra i costi delle mancate bonifiche o dei mancati adeguamenti degli impianti ci sono morti e feriti. Costerebbe molto meno adeguare impianti obsoleti o effettuare controlli e verifiche regolari.
Ma siamo sicuri che senza Europa o fuori dall'Europa si andrebbe a stare meglio? Di certo per cambiare l'Europa dobbiamo dare risposte ad urgenti interrogativi. Come possono la cultura, la ricerca e l'alta formazione divenire il terreno su cui si rifonda l'Europa e la sua integrazione? Quali risposte possono dare in termini di crescita di occupazione di benessere sociale?
Tenteremo di affrontare questi temi con gli autorevoli partecipanti che hanno dato la loro disponibilità a discuterne con noi nella tavola rotonda di domani.
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L'altra data è l'8 marzo.
Una data troppo spesso vissuta come un rituale: c'è san valentino, la festa della mamma, la festa della donna... Ma quest'anno l'8 marzo si è caricato di altri significati: è stata non una festa, ma un momento di protesta, in tutta Italia e non solo. C'è stata una imponente manifestazione in simultanea in oltre 40 paesi nel mondo, che ha coinvolto centinaia di associazioni femminili: il 25 novembre e l'8 marzo sono scese in piazza migliaia di donne. Una vera rinascita del movimento femminista degli anni '70. Purtroppo l'intransigenza e il tentativo di forzare la mano a tutti i costi delle organizzatrici ha pesato molto. Ciò ha portato i sindacati confederali a non aderire allo sciopero, ma comunque non ha impedito la partecipazione di molte nostre lavoratrici.
Tuttavia abbiamo pensato a come celebrare anche durante questa conferenza le donne. Avete trovato all'ingresso molte uova colorate, che vi abbiamo chiesto di tenere a portata di mano. Su ogni uovo, simbolo di vita, abbiamo riportato un nome. Guardate il vostro. Sul mio c'è scritto il nome di .......... Aveva ..... anni quando è morta, nel 201....., per mano di un marito, un padre, un fratello, un figlio, un fidanzato o un ex.
116 sono le vittime di femminicidio nel 2015, 118 quelle uccise nel 2016 e sono già 17 le donne morte in questi primi mesi del 2017. Una carneficina. La più piccola era una bimba di appena un anno, uccisa dal padre assieme a sua madre; la più anziana aveva 92 anni, 3 erano transessuali e 1 su 5 era una immigrata.
Vi chiedo di alzarci in piedi e dedicare il nostro pensiero per tutte le donne vittime di femminicidio, alzando ognuno il suo uovo come simbolo di ciò che sono le donne, portatrici di vita, nostre sorelle, mamme, figlie e mogli, uccise da un uomo "a causa del loro essere donna".
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Vi chiedo di portare il vostro uovo con voi, tenetelo sulla scrivania per onorare e ricordare.
Usatelo per stimolare, con le domande che vi rivolgeranno, la discussione sulla necessità di non girare mai lo sguardo da un'altra parte quando avrete la sensazione che qualcosa non va. Non voltate mai le spalle a nessuna donna in difficoltà, che sia una amica o una vicina. Siate attenti, siate vigili. Portate anche fuori dal posto di lavoro quell'impegno che vi contraddistingue come UIL, agite nella società intera.
Soprattutto, non pensate che ormai la parità sia raggiunta e che quindi basta portare un fiore alla vostra compagna l'8 marzo! E' proprio questo il nuovo stereotipo da combattere, che la parità sia raggiunta: non è vero! Non basta lavorare fianco a fianco e fare la spesa insieme per essere "pari". Esistono ancora il tetto e le pareti di cristallo, esiste il gender pay gap, esiste ancora la convinzione che i doveri di assistenza e cura familiare siano competenza automatica delle donne. Donne costrette da questi pregiudizi e da una società ancora maschilista a lasciare da parte competenze, conoscenze, ambizioni e sensibilità per sostenere da sole la famiglia.
A noi donne dico di non mollare, a voi uomini dico di non dare per scontato di essere diventati bravi. A voi, uomini della UIL RUA, dico che dovete continuare a stanare le donne dai loro nascondigli, a costringerle a fare la loro parte anche nel Sindacato, a lasciare loro spazio e a sostenerle mentre le affiancate nella crescita.
A ogni donna della UIL RUA dico di pretendere di fare la vostra parte, rimboccandovi le maniche e imparando a mollare le incombenze familiari anche ai compagni più reticenti. Perché non è vero che sono incapaci di prendersi cura di figli e genitori mentre fate una trattativa o un corso di formazione - che saranno sempre più in futuro fatti di sabato, vista la riduzione di permessi e distacchi. Siate coraggiose, siate audaci, "sognate in grande". Non abbiate paura di sbagliare: chi meglio di una donna – me compresa.... - sa quanto sono bravi gli uomini a sbagliare??? Gli uomini commettono sbagli fantastici: ma non per questo si ritirano nel guscio! Impariamo da loro, portando i nostri valori, il nostro diverso modo di fare e di vedere le cose.
Impariamo a rivendicare le differenze di genere e a contrastare le discriminazioni.
Bene, ho applicato in pieno lo slogan confederale, perché per noi far parte della UIL è una passione che non passa! Sono sicura che questa sarà un'ottima Conferenza perché noi della UIL RUA.... SIAMO DAVVERO UNA BELLA SQUADRA!!!!
Buona conferenza a tutti , viva la UIL RUA, viva la UIL.

Relazione di Sonia Ostrica

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