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DOCUMENTO FINALE - CONSIGLIO NAZIONALE UIL RUA

UIL"LA POLITICA SIA SUPPORTO E NON OSTACOLO
AI SETTORI DELL'ALTA FORMAZIONE, DELLA RICERCA
E DELLA CULTURA"
(Chianciano 10 - 11 giugno 2016)

Il CONSIGLIO NAZIONALE della UIL RUA, riunito a Chianciano nei giorni 10 e 11 giugno 2016, esprime la certezza che la formazione e la produzione dei nuovi saperi costituiscono risorse indispensabili a garantire benessere, mobilità sociale e competitività in una società sempre più squilibrata e globalizzata.
Il CONSIGLIO NAZIONALE impegna gli organismi nazionali e tutte le strutture della categoria a rinnovare ed intensificare il proprio impegno per salvaguardare e sviluppare, a tutti i livelli, le ragioni e gli strumenti atti a garantire agli Atenei, agli Enti Pubblici di Ricerca, alle istituzioni Afam l'autonomia, la specificità e la libertà che ad esse riserva il dettato costituzionale.
Il CONSIGLIO NAZIONALE stigmatizza il silenzio o la strumentalità con cui l'informazione e i media si occupano delle nostre istituzioni, tendendo a evidenziarne le criticità, spesso frutto di gestioni inadeguate, senza accentuarne le eccellenze, contribuendo così ad aumentarne il discredito e a mortificarne le eccellenze ed i meriti.
Il CONSIGLIO NAZIONALE sottolinea la singolarità di una condizione nazionale che vede il sindacato ed i propri associati e lavoratori soli a combattere una battaglia di autonomia e libertà, mentre Governi, settori vasti e significativi della politica, della stessa comunità scientifica, dell'imprenditoria privata, nella ricerca delle migliori opportunità, continuano a puntare con accentuata capacità di pressione ad un anomalo rapporto tra scienza e poteri, con il risultato non solo di ridurre gli spazi e l'autonomia dei settori della conoscenza ma anche di trascurare le finalità sociali e civili del progresso culturale, scientifico e tecnologico.
Centralizzazione esasperata delle decisioni, arroccamenti burocratici, corporativismi insostenibili, riduzione degli spazi di partecipazione e di contrattazione, cattivo uso e sperpero delle risorse pubbliche, cancellazione di fondamentali presìdi pubblici di ricerca e cultura, asservimento delle decisioni istituzionali alle esigenze della politica e delle carriere, spinte crescenti alla privatizzazione: queste, purtroppo, restano le connotazioni di fondo di una gestione complessiva di classi dirigenti che hanno portato, e continuano a portare al di là della vacue promesse di cambiamento, al declino internazionale del nostro sistema di Ricerca e Sviluppo e ad insostenibili squilibri al suo interno.
Le istituzioni pubbliche di alta formazione e cultura e della ricerca sempre più strette negli interessi di lobbies politiche, accademiche ed imprenditoriali rischiano oggi il collasso per asfissia di ruolo, di risorse e di regole.
Media e gruppi di potere a diversi livelli, assecondando una tendenza generalizzata, tentano di scaricare sulle relazioni sindacali e sulla contrattazione per il mondo del lavoro le responsabilità di ritardi che invece sono tutte del Governo e delle istituzioni; in particolare, del Governo in carica, del suo Presidente del Consiglio, dei Ministri Giannini e Madia che anziché invertire la rotta rispetto a "controriforme" che hanno indebolito ed ingessato il sistema, ne stanno accentuando i caratteri eversivi.
Le posizioni dei Presidenti degli Enti di Ricerca e della Crui sono la prova lampante di quanto siano diventate deboli ed inconsistenti l'autonomia ed il ruolo della Comunità Scientifica e delle istituzioni scientifiche pubbliche.
I nuovi provvedimenti (comparti, art. 13 Legge Madia, Programma Nazionale della Ricerca etc.) più che occasioni di rilancio e di sviluppo sono concepiti e gestiti per infierire il colpo mortale sia alla continuità istituzionale sia alla "cultura di opposizione".
Questo in assenza di una reazione che sia tale da parte di un Parlamento o asservito o sostanzialmente espropriato nelle proprie prerogative dalle burocrazie ministeriali, dall'esercito dei consulenti e valutatori, molti dei quali in chiaro conflitto di interesse.
A pagare il prezzo più duro sono, ancora una volta, le parti più deboli del sistema: in primis il personale precario, ma anche il personale tecnico-amministrativo, i ricercatori e tecnologi, a partire dalla perdita del potere di acquisto e fino alla difficoltà occupazionale.
Il CONSIGLIO NAZIONALE ribadisce la scelta della UIL RUA di prendere nette distanze dai malgoverni e dai paludamenti di "nuovismo", nella convinzione che solo un autentico salto di qualità nella scelta delle classi dirigenti come nella guida dei governi e delle stesse istituzioni scientifiche, nella domanda e nell'offerta di ricerca, scienza, cultura, può garantire una reale alternativa alla situazione attuale.
In particolare il Governo in carica oltre a deludere le aspettative inizialmente legate alla sua azione sta disattendendo, nei comportamenti e nelle scelte legislative, le stesse raccomandazioni e direttive ad esso rivolte dal Parlamento, da settori significativi della Comunità Scientifica, dagli organismi internazionali e nazionali di valutazione, dagli stessi estensori delle direttive sulla "spending review", dall'Europa.
Raccomandazioni, indicazioni e risoluzioni volte a:
- 1) adottare misure volte per il reale recupero dei ritardi del Paese in termini di risorse e di investimenti pubblici e privati nei settori della conoscenza;
- 2) difendere il ruolo trainante delle istituzioni pubbliche di alta formazione e ricerca e a dare ad esse quella nuova governance che oggi non è data né dal Miur né dalle regole statutarie;
- 3) a fare della lotta al precariato, del sostegno dei ricercatori e docenti più giovani e del progressivo ed incisivo ricambio generazionale gli obiettivi prioritari degli interventi pubblici;
- 4) a garantire selettività nelle scelte riguardanti la pubblica amministrazione e dunque a salvaguardare la specificità delle istituzioni pubbliche di alta formazione, ricerca e cultura, sia rispetto alle loro condizioni normative sia con riferimento alle esigenze di reclutamento e di nuova occupazione;
- 5) ad assecondare, con coerenza, con risorse nazionali pubbliche e private realmente aggiuntive, con effettivi controlli sulle ricadute innovative ed occupazionali, le risorse e la strategia europee che puntano con decisione sulla della scienza e della innovazione.
Oggi, di fronte alle chiusure del Governo e dei suoi esponenti, sarebbe illusorio ritenere proficua la strada della ricerca di tavoli di confronto per auspicate mediazioni ed ancor meno per possibili "concessioni".
Ciò deve spingere il sindacato ad intensificare l'impegno, la vicinanza ai lavoratori, la presenza sui luoghi di lavoro, la mobilitazione e la lotta.
Solo ciò che si otterrà da questo impegno potrà confermare il consenso ma soprattutto potrà garantire che le occasioni e le offerte di dialogo, di confronto e di trattativa potranno approdare a risultati utili per tutti i lavoratori.
Il "nuovismo" che esalta il bisogno di "eccellenza", di "meritocrazia" di "flessibilità" altro non è che la nuova faccia del clientelismo e nepotismo di sempre, mascherata da legalità e da rigore.
Il sindacato non può accettare, a qualsiasi livello, un "cambiamento" imposto dalla casta che significhi rinuncia ai valori fondamentali della costituzione, della solidarietà, della mobilità sociale, della continuità e degli equilibri istituzionali, peraltro con il sacrificio della dialettica sociale.
Il sistema pubblico di R&S va difeso e sottratto alla occupazione politica, all'assalto predatorio dei "più forti" e delle corporazioni, alle spinte alla privatizzazione selvaggia che toglie alla "ricerca che c'è" e dà "alla ricerca che non c'è", che toglie ai migliori e dà agli amici degli amici; vanno difese al suo interno la specificità e la unitarietà della organizzazione del lavoro, la stretta connessione tra le attività gestionali e tecnico-amministrative e le attività di didattica e di ricerca; vanno salvaguardati e sviluppati gli spazi, sempre più compressi e sviliti, della ricerca libera, fondamentale e di base.
Il CONSIGLIO NAZIONALE rivolge in questa direzione un forte appello alla Confederazione ed a tutta la UIL affinché il sindacato, forte delle sue tradizioni riformiste e laiche, intensifichi il suo impegno e la sua quotidiana presenza sulle tematiche fondamentali che riguardano i settori dell'alta formazione e conoscenza, dai quali dipendono in maniera sempre più decisiva le sorti dello stesso apparato industriale e manifatturiero nonché l'ulteriore impulso dato dalle nuove tecnologie alla "società dei servizi".
Con riferimento agli adempimenti all'ordine del giorno della propria riunione il CONSIGLIO NAZIONALE nel rinviare e riconfermare quanto contenuto nelle specifiche deliberazioni sulle proposte della Segreteria Nazionale esprime il proprio compiacimento per l'impegno posto in questi mesi dalla Segreteria Nazionale e dalla organizzazione tutta, nonché dai competenti responsabili confederali, in particolare nel corso della lunga e difficile trattativa per la definizione dell'Accordo Interconfederale Quadro sui Comparti. Accordo che forse avrebbe potuto avere anche diversi approdi, se diverse fossero state la tenuta delle altre OO.SS ed il comportamento delle controparti pubbliche e del Governo.
Il CONSIGLIO NAZIONALE dà il proprio sostegno allo sforzo ulteriore prodotto dalla UIL alla vigilia dell'auspicabile rinnovo dei contratti sia per allentare i vincoli normativi esistenti sia per dare reale spazio e prospettiva alla contrattazione di secondo livello, che - permanendo i vincoli attuali - sarebbe non solo compressa ma addirittura produrrebbe l'arretramento insostenibile ed inaccettabile dei livelli retributivi. Condanna da subito ogni tentativo di azzerare il contratto nazionale di lavoro, destinato ad incrementare la retribuzione di tutti i lavoratori, nonchè qualsiasi indecente proposta di incrementare le retribuzioni solo di una parte dei lavoratori: come evidenziato dalla vicenda "bonus" di 80€ - restituiti da quasi un milione e mezzo di contribuenti - scelte strumentali ricadono sulle spalle di cittadini, colpevoli, perfino, di non aver guadagnato abbastanza e quindi obbligati a restituire gli importi ricevuti in un'unica soluzione!
L'approdo al nuovo comparto ed all'intesa federativa con la Scuola non può e non deve essere considerato come un punto di arrivo, né ingenerare confusione di ruoli e di prospettive, ma deve essere considerato, come esso in effetti è nel comune interesse della UIL RUA e della UIL Scuola, il risultato e la soluzione oggi possibili, frutto del comune senso di responsabilità, anche per il mantenimento delle potenzialità e delle agibilità operative delle strutture.
Gli spazi e le garanzie in questo senso offerte dalla Confederazione sono sufficienti non solo all'autonoma esistenza della UIL RUA ma anche a mantenere vive - oggi e in prospettiva - le ragioni che sono state fin dai lontani anni '90 alla base della costituzione del Ministero dell'Università e della Ricerca e della nostra categoria.
Pertanto il CONSIGLIO NAZIONALE impegna la Segreteria Nazionale, nello sviluppo del percorso che porterà alla Conferenza di Organizzazione, a rafforzare tutti i motivi, a cominciare da quelli organizzativi, di continuità con la nostra tradizionale battaglia di identità e specificità, ricordando che attorno a questa battaglia in una dimensione anche confederale si muovono gli interessi non solo di una parte importante del lavoro pubblico ma anche le prospettive del rinnovamento produttivo ed industriale, delle politiche energetiche, della salute e dell'ambiente, della qualità della vita dei cittadini.

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